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L’invasione delle parallele

Roma, 30.04.18

Non sono soltanto le km zero ad attirare i consumatori: dallo scorso anno è aumentata a dismisura l’offerta di vetture nuove o semi-nuove provenienti dall’estero, offerte a prezzi mirabolanti. Ma attenzione al rovescio della medaglia…

A caccia di km zero, oppure del “nuovo che nuovo non è” di provenienza estera: questo sembra essere lo sport preferito dagli automobilisti italiani. Già, perché, a giudicare dai numeri del mercato, i clienti privati si stanno disinnamorando delle auto nuove nel senso stretto del termine: nel 2017, pur con un mercato in forte ascesa (+8%), le vendite ai privati sono scese del 2%. Sono state circa 21.000 le vetture mancanti all’appello rispetto al 2016. Nel 2018, con il mercato in leggera flessione (-1,4%), il calo dei privati è ben più allarmante: -11,3%. Ovvero le famiglie italiane hanno rinunciato ad acquistare quasi 40.000 auto nuove rispetto a quanto hanno fatto lo scorso anno.

In compenso, la sirena delle km zero sta diventando irresistibile: Case e concessionari hanno “auto-immatricolato” 335.000 auto durante l’intero 2017 (per poi riversarle sul mercato delle km zero, che nelle statistiche risultano a tutti gli effetti auto usate) e già quasi 90.000 nei primi tre mesi di quest’anno: saranno la preda più ambita degli acquirenti. Si tratta di numeri impressionanti: circa il 16% dell’intero mercato.

Perché gli italiani acquistano le km zero? Perché gli sconti su queste vetture, usate dal punto di vista burocratico, ma a tutti gli effetti nuove di zecca, sono ancora più interessanti rispetto a quelli praticati sulle vetture non ancora targate: si va da un minimo del 10%, un taglio praticato sui modelli che nuovi vengono venduti quasi senza sconto, fino a un massimo del 35% e più concesso a chi “si accontenta” di un’auto non proprio all’ultima moda, oppure in giacenza nei saloni da mesi o forse più. È possibile che ci siano ancora così tante vetture “nuove” in magazzino? La risposta è sì, perché in molti casi, prima di finire ad accumulare polvere nei depositi, queste automobili hanno percorso un lungo viaggio. Oltre alle km zero, tante vetture sono di importazione parallela, ovvero sono state immatricolate per la prima volta in un Paese estero per essere radiate e poi esportate in un altro paese (e l’Italia è uno di quelli che ne assorbe di più in Europa). Non parliamo di vetture targate all’estero per trovare un acquirente in quel paese, ma di un vero e proprio canale di vendita destinato all’esportazione. La Germania targa il 30% del suo mercato come km0 (il doppio che in Italia): è evidente che molto di questo stock non verrà mai venduto in Germania… Gli sconti dedicati ai commercianti che importano queste vetture sono mirabolanti e, di fatto, dovremmo considerare anche questi numeri insieme alle km zero nazionali per avere un’idea di quanto i privati stiano spostando le proprie intenzioni di acquisto dal nuovo al km0 e al parallelo.

Dall’analisi di Dataforce, risulta che nel 2017 le importazioni parallele in Italia siano state ben 146.000 vetture. Una cifra impressionante, specie se paragonata ai numeri dell’anno precedente: nel 2016 furono soltanto 44.000, nel 2015 meno di 36.000, nel 2014 circa 16.500, cioè un decimo rispetto al 2017. E quest’anno? Nei primi due mesi del 2018 le importazioni parallele sono state già quasi 25.000!

Quali sono i modelli più importati dall’estero? Praticamente gli stessi che si vendono bene in Italia: nel 2017 sono state la Fiat Panda, la 500X e la 500L (tutte e tre attorno alle 10.000 unità per ciascun modello). Al quarto posto, la Volkswagen Golf (8.000 pezzi). Seguono in graduatoria la Jeep Renegade (6.500), la Fiat 500 (5.600), l’Audi A3 (5.300) e l’Audi A4 (4.500). E poi a seguire, la Nissan Qashqai, la Mercedes Classe A e l’Audi Q3. La graduatoria del 2018? La stessa dell’anno scorso, con proporzioni grossomodo identiche:

Quali sono i rischi di comprare un’auto proveniente dall’estero? Innanzitutto di non accorgersene fino al momento del ritiro dei documenti. Sì, perché se il venditore non avvisa l’acquirente, l’unico momento in cui ce ne si può rendere conto è quando l’auto viene intestata al compratore: sulla carta di circolazione risulterà la prima immatricolazione estera, il periodo di immatricolazione, il Paese di provenienza e persino la precedente targa estera. La provenienza da uno Stato straniero potrebbe significare una variazione nella dotazione di serie, perché in molti casi l’equipaggiamento varia di Paese in Paese: generalmente le auto destinate al mercato italiano sono più ricche. Quindi, il calcolo della convenienza dell’acquisto potrebbe risultare falsato, o difficilmente confrontabile.

C’è poi il rischio di comprare un’auto molto più vecchia di quanto si possa immaginare, il che si traduce in una riduzione della durata della garanzia ufficiale (che sul nuovo vale due anni, ed è emessa direttamente dal costruttore, mentre sull’usato il costruttore ha responsabilità solamente per il periodo di rimanenza dalla data di prima immatricolazione: per arrivare ai 12 mesi solitamente concessi sull’usato, deve provvedere il venditore con una “garanzia commerciale”, che ovviamente è meno completa). Infine c’è il rischio di trovare commercianti poco onesti, che incassano l’anticipo e spariscono dalla circolazione: se si acquista presso un concessionario ufficiale, in caso di inadempienza del venditore, interviene a copertura la Casa costruttrice in persona. Questo non significa che i commercianti di importazione siano tutti truffatori incalliti, anzi: in molti casi propongono vetture nuove o semi-nuove a prezzi concorrenziali. Però il consiglio è di diffidare di quei venditori che accolgono il cliente in uffici commerciali dove non è nemmeno possibile vedere l’auto che si sta per comprare, e anche delle aziende che non hanno una storia commerciale consolidata in anni di attività.

In caso di pubblicazione, indicare sempre: “Elaborazione Dataforce su fonte Ministero Infrastrutture e Trasporti e ACI”.

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