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Focus EU Multe CO2 Cafe 2025-2027 Passenger Cars – Aggiornamento agosto 2026

Roma, 23.09.26

Roma, 23 settembre 2026

La normativa Cafe (Corporate Average Fuel Economy) fortemente voluta dalla Commissione Europea e rivolta ai Costruttori automobilistici, nell’ottica del (a questo punto) improbabile futuro divieto totale di vendita delle auto a combustione interna, prosegue imperterrita nella trasformazione del settore automotive in una gigantesca partita economica da miliardi di euro tra multe, crediti ambientali e trasferimenti di ricchezza verso i produttori cinesi e Tesla. A partire dal 2025 il limite medio di emissioni di CO2 per le autovetture nuove è stato fissato a 93,6 g/km: in caso di mancato rispetto dei parametri, vengono calcolate pesanti sanzioni per i Costruttori (95 euro per ogni grammo di CO2 in eccesso, moltiplicati per il numero dei veicoli venduti). Per ciascun costruttore il target effettivo è sempre diverso da quello medio europeo (in base a un calcolo molto complesso) e le multe si dovrebbero pagare alla fine del triennio 2025-2027. Premesso che questo approfondimento è dedicato esclusivamente al mercato EU Passenger Cars e non anche a quello dei veicoli commerciali leggeri e che le multe effettive andranno calcolate per OEM e/o gruppi degli stessi (PC+LCV), considerando eventuali pooling e non per paese o alimentazione, qual è la situazione a oggi dei debiti e dei crediti accumulati da inizio 2025 fino ai primi 8 mesi del 2026?

 

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TARGET CO2: L’ITALIA È SEMPRE IL FANALINO DI CODA

Nelle simulazioni per paese, si calcolano le differenze rispetto al target medio EU di 93,6 g/km: questa misura va quindi presa come indicazione del “peso” del paese nel bilancio globale di questa normativa. Ad oggi, nel periodo da gennaio 2025 ad agosto 2026, l’Europa automobilistica ha accumulato 14,4 miliardi di debiti e poco più di 13 miliardi di crediti. Bilancio negativo quindi, con l’Italia che continua a detenere il poco invidiabile primato della nazione che sta al vertice della classifica dei debitori, a causa del forte ritardo nella transizione verso l’elettrico. Alla fine dell’ottavo mese di quest’anno, infatti, il nostro Paese è in negativo di 4,4 miliardi di euro, avendo raggiunto un livello di emissioni medie di CO2 di 111 g/km (17,4 in più della media prevista di 93,6). Persino sopra la Germania, che si attesta a poco più di 2,4 miliardi di sanzioni, pur avendo immatricolato circa 4,7 milioni di auto contro i nostri quasi 2,7 milioni. Il livello medio di emissioni registrato dal mercato tedesco è sceso sotto quota 100: esattamente si attesta a 99,1 g/km. Tra Italia e Germania si colloca la Polonia, che è un mercato molto più piccolo (1 milione di immatricolazioni nei 20 mesi di riferimento), ma ha assommato debiti per 2,8 miliardi di euro a causa di un livello medio di emissioni di CO2 altissimo, 123,3 g/km, pari a uno sforamento di quasi 30 grammi. Male anche Spagna e Repubblica Ceca, che rimangono nella Top 5 dei “cattivi”.

Al contrario, la Francia e i Paesi del Nord Europa dominano la classifica dei crediti, poiché le loro nuove immatricolazioni sono da tempo orientate verso l’elettrico, con il Paese transalpino davanti a tutti in valore. La Francia supera i 2,5 miliardi di crediti (il livello medio della CO2 si attesta a soli 83,9 g/km), i Paesi Bassi sfiorano i 2,4 miliardi di “utile” (livello CO2 a 52,6 g/km) e la Norvegia, un mercato modesto da 275.000 immatricolazioni nel periodo, si attesta a 2,35 miliardi di crediti e un livello medio di CO2 quasi azzerato (appena 3,7 g/km, perché le auto vendute sono quasi tutte BEV). Sfiora gli 1,8 miliardi di saldo positivo la Danimarca e supera gli 1,5 miliardi la Svezia, che chiudono la Top 5 delle nazioni virtuose. Complessivamente il calcolo del dare-avere attuale dei paesi EU è di poco più di 1,3 miliardi di euro di multe.

Rispetto all’analisi precedente, che Dataforce ha pubblicato a maggio scorso sui dati gennaio 2025 – aprile 2026, c’è stato un progresso: anche se la situazione debitoria complessiva è cresciuta da 12,8 a 14,4 miliardi, i crediti sono aumentati in maniera più significativa rispetto ai debiti: da 9,7 a oltre 13 miliardi. Contenendo il disavanzo a poco più di 1,3 miliardi che, nella proiezione di fine anno, a distanza di 12 mesi dal calcolo definitivo delle multe Cafe, fa ipotizzare un rovesciamento della situazione, con i crediti che potrebbero superare i debiti, dando quindi ragione ai burocrati di Bruxelles, sì, ma a che prezzo fra posti di lavoro persi e intere fabbriche chiuse, dirottate alla difesa o vendute ai cinesi?

L’inversione di tendenza ha un protagonista che si staglia su tutte le altre nazioni: la Francia, che continua a essere l’unico grande mercato a raggiungere un risultato positivo, grazie ad un programma politico iniziato nel 2016 con l’obbligatorietà del bollino “Crit’Air” e proseguito nel 2021 con la “Loi Climat et Resiliènce”, (in vigore ancora oggi) che hanno permesso di ridisegnare il mix di alimentazioni con una quota di BEV in continua crescita. Il Paese transalpino vanta crediti per 2,5 miliardi, uno in più rispetto ad aprile scorso.

NORMATIVA CAFE: VOLKSWAGEN A QUOTA 2,75 MILIARDI DI DEBITO

Come già detto, l’analisi di debiti e crediti su base nazionale è un calcolo teorico che illustra unicamente il posizionamento dei singoli mercati e mostra quanto siano efficaci le politiche a sostegno della transizione dei vari paesi. Ma in realtà il vero impatto delle sanzioni Cafe sarà sui Costruttori, cioè i destinatari delle multe a fine triennio 2025-2027, per alcuni dei quali sarà obbligatorio ricorrere al pooling acquistando i crediti degli OEM virtuosi, guarda caso tutti non europei. Per semplificare al massimo: una normativa concepita e imposta dalla Commissione Europea ha spinto i Costruttori europei ad accelerare drasticamente la transizione verso i powertrain elettrici, molto più rapidamente di quanto il mercato sia mai stato disposto o in grado di assorbire. Il risultato è stato un aumento enorme degli investimenti industriali necessari alla transizione, accompagnato però da un forte ridimensionamento della produzione e dell’occupazione nel settore. E, per difendere i margini (o prepararsi per reggere al tracollo), gli OEM hanno aumentato i prezzi delle automobili: tanto, per non dire troppo. La situazione diventa ancora più paradossale se si considera che, quando il mercato non acquista i volumi di elettrico attesi dalla normativa, l’UE impone ai Costruttori pesanti sanzioni economiche per non essere riusciti a vendere ciò che la politica industriale europea vorrebbe che il consumatore comprasse. Il risultato è un potenziale trasferimento miliardario di valore dall’industria automobilistica europea verso operatori extra-UE.

Ecco dunque numeri che danno la perfetta dimensione delle distorsioni di questa normativa, dove diventa chiarissimo chi saranno i vincitori e i vinti. Il Gruppo automobilistico che mostra la situazione debitoria peggiore è Volkswagen, che a fine agosto raggiunge i 2,75 miliardi di euro di debiti Cafe (con 5 milioni di auto immatricolate da gennaio 2025 ad agosto 2026), crescendo dai 2,3 miliardi accumulati fino ad aprile. Viceversa, Tesla mantiene il primato di costruttore più virtuoso: con appena 345.000 immatricolazioni (tutte BEV, ovviamente), ha maturato crediti per 3 miliardi, 700 milioni di euro in più rispetto a 4 mesi fa. È incredibile quanto i volumi alti incidano per multe astronomiche nonostante uno sforamento di appena 5,8 grammi sul suo target specifico (perché varia in base al costruttore) e che è di 94,2 g/km. Volkswagen, infatti, si attesta a 100 g/km di CO2, in flessione di 0,7 punti rispetto ad aprile. Tutto ciò nonostante Volkswagen sia stato, e continui a essere, uno dei Gruppi automobilistici che più ha investito nell’elettrico.

Nella graduatoria dei Top 5 in passivo, alle spalle del Gruppo Volkswagen, si posiziona sempre Stellantis, un colosso che nei 20 mesi ha immatricolato 2,8 milioni di auto nuove. Il livello medio di emissioni di CO2 è di 101,3 g/km (102,1 ad aprile), con un target di 96,2 g/km, per un debito pari a 1,36 miliardi (quasi identico agli 1,25 miliardi di euro accumulati fino a 4 mesi fa). A seguire il Gruppo Mercedes-Benz (101,9 g/km, 1 milione di immatricolazioni, quasi 1 miliardo di sanzioni, più o meno come ad aprile), Nissan (119,1 grammi, 327.000 immatricolazioni, 781 milioni di multe) e Mazda (114,3 grammi, in aumento, 212.000 immatricolazioni, 422 milioni).

Nella classifica dei Top 5 più virtuosi, dopo l’americana Tesla (che produce anche in Europa e in Cina), si posizionano quattro gruppi del Paese del Dragone: BYD (crediti per 2,25 miliardi di euro), Geely (1,8 miliardi), Leapmotor (832 milioni di attivo, con appena 90.000 auto immatricolate) e Xiaopeng (400 milioni di attivo).

L’ANALISI PER ALIMENTAZIONE: 3,8 MILIONI DI BEV PER 33,7 MILIARDI DI CREDITI

La tabella che riassume crediti e debiti per tipologie di alimentazione evidenzia dati molto chiari: prendendo in considerazione tutte le automobili immatricolate da gennaio 2025 ad agosto 2026 in EU (sono 18,5 milioni), le BEV (3,8 milioni) hanno generato crediti per 33,7 miliardi. In positivo anche il saldo delle PHEV (1,8 milioni di targhe): 9,35 miliardi di attivo. Tutte le altre alimentazioni, ovviamente, hanno prodotto debiti. il risultato finale di questa elaborazione è di un saldo negativo di 2,8 miliardi. Ma erano quasi 5 miliardi fino ad aprile.

Tornando alle alimentazioni che l’EU ha deciso essere inquinanti, le HEV (circa 2,5 milioni di auto targate in 20 mesi) contribuiscono per 3,37 miliardi di debiti, con una media delle emissioni comunque alta (108 g/km) nonostante nell’utilizzo reale le full hybrid si dimostrino efficienti tanto se non di più delle premiate plug-in hybrid. Per le diesel (mild hybrid comprese), a fronte di un volume di immatricolazioni sceso a soli 2 milioni, sono state accumulate multe per 11,3 miliardi, con un livello medio di emissioni che è il più alto di tutte le alimentazioni disponibili: 152,1 grammi (ed è in crescita). Rimane un’ultima tipologia di alimentazione, quella più diffusa: la benzina. Con 7,9 milioni di auto nuove immatricolate da gennaio 2025 ad agosto 2026 in EU, le sanzioni accumulate sfiorano i 30 miliardi di multe. Il livello medio delle emissioni delle auto a benzina (mild hybrid comprese) rimane sempre ancora molto elevato: 133,3 grammi (stabile rispetto ad aprile scorso).

Insomma, se l’Unione Europea pensava di salvare il pianeta imponendo l’auto elettrica, per adesso sta riuscendo a distruggere tutto quello che di buono aveva fatto l’Europa in questa industria nel mondo, non salvando nemmeno chi lavora, regalando ricchezza e controllo alla Cina e agli Stati Uniti.

 

In caso di pubblicazione, indicare sempre: “Elaborazione Dataforce su fonte Ministero Infrastrutture e Trasporti e ACI”.

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